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Uomini di Sport
GIOVANNI GIUNCO: INTRODUZIONE.
Giovanni Giunco insieme a Fausto Coppi.

Vita di Giovanni Giunco, Stella d’Oro CONI e Medaglia d’Oro CIO, raccontata in una tesi del rosetano Nicola Vannucci.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 08 Marzo 2005 - Ore 07:30

Università degli studi di Teramo


Master di primo livello in diritto ed economia dello sport nell’unione europea

Giovanni Giunco: dirigente a Roseto degli Abruzzi nella seconda metà del ‘900.

Relatore: ch.mo Prof. Luciano Russi

Candidato: NicolaVannucci

Anno Accademico 2004-2005


Indice
Introduzione
L’uomo
Il dirigente
Il trofeo Lido delle Rose
Conclusioni


Introduzione

Il ricordo che ho di Giovanni Giunco risale agli anni novanta.

Un uomo del quale è difficile tratteggiare un profilo adeguato alle sue capacità dirigenziali nell’ambito sportivo, non tanto per il suo apporto inteso come partecipazione attiva, ma come portatore di valori tesi a prorogare una mentalità legata a principi che gli eventi bellici stavano deformando.

Vissuto in un’epoca a cavallo tra gli insegnamenti del regime, che impegnava la gioventù al raggiungimento di traguardi individuali per fini di supremazia collettiva, si ritrovò a ripensare il passato in un quadro totalmente mutato.
Seppe far tesoro di certi insegnamenti conservando ciò che del passato andava conservato e dei suoi entusiasmi giovanili, riportandoli in ottica sportiva.

Forse sono la persona meno adatta a parlare di Giovanni Giunco per la distanza epocale che mi separa dalla sua generazione e che, comporta fatalmente, analisi condizionate da conflitti generazionali.
Tento ugualmente di farlo poiché sono letteralmente soggiogato dal fascino della sua personalità, delle sue capacità e dalla sua etica che ha guidato la sua attività di dirigente sportivo.

Ha cercato di essere non di apparire, un innovatore contrario al professionismo sfrenato ed esagerato: un professionismo senza sbocchi divoratore di risorse umane ed economiche, il suo occhio guardava dove altri occhi non arrivavano (o non avevano interesse ad arrivare).
Nel parlare di lui provo difficoltà e responsabilità perché ciò che ha rappresentato per lo sport abruzzese e non, è molto importante: è un patrimonio che va salvaguardato e con cui i nuovi dirigenti devono misurarsi e confrontarsi.

In questo mondo sportivo basato su concetti e ambizioni non aderenti alle realtà e alle responsabilità locali, Giovanni Giunco non si è più ritrovato soprattutto con il suo modo di dirigere una società sportiva che non può prescindere dall’entusiasmo dilettantistico, quale era il suo pensiero legato a valori etici insopprimibili.
Era questa la diversità tra un dirigente qualsiasi e Giovanni Giunco, non bisogna essere dei grandi professionisti, ma prima di tutto dei grandi appassionati, capaci di regalare insegnamenti, poi venivano altri valori come la professionalità e la capacità dirigenziale.
Un pensiero che dovrebbe costituire un insegnamento per la nuova classe dirigente.

Non è facile tracciare il profilo umano di una persona che non si è conosciuta, con la quale non ho avuto la fortuna di stare a contatto, ma grazie all’aiuto del fratello Arnaldo sono riuscito a capire quale personalità abbia avuto Giovanni Giunco.
Tanti hanno scritto articoli di giornali, piccoli racconti e tante altre cose, ma io cerco di mettere in risalto il suo lato umano attraverso il racconto delle sue attività extra-sportive, perché è da lì che nasce il dirigente con le sue idee e con la sua etica.

Per parlare del profilo umano di Giovanni Giunco è importante capire in quale contesto storico è vissuto e soprattutto bisogna sapere che tipo di educazione ha ricevuto.
Quindi cercherò di tracciarne un profilo che si basi sulle sue capacità umane e sulle sue capacità dirigenziali.

Salto di proposito la sua attività industriale anche se da essa sono nate tutte le iniziative che hanno condizionato la sua vita, inoltre importanti sono stati i suoi interventi in ambito locale (risanamento e rilancio del malandato bilancio del Roseto basket e impostazione dell’attività cestistica con criteri innovativi) e in ambito nazionale e internazionale nel ciclismo, tante sono state le sue battaglie con le federazioni, insomma di storia da raccontare ne abbiamo fin troppa, spero di farlo nel migliore dei modi cercando di sottolineare gli aspetti fondamentali del dirigente che ha fatto scuola nella nostra regione.

continua
Nicola Vannucci
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