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[IL RE DEL MONDO E LA PACE]
Sogna con me un momento perfetto. E la versione buona del “Re del mondo”, per dirla con Franco Battiato, che porta la pace su questo piccolo pianeta blu, invitandoti a cantare una sola canzone in mondovisione. Quale intoneresti?
«Sognare un momento perfetto significa immaginare un’umanità che, per un istante, riesce a trascendere i suoi limiti, le sue paure, le sue divisioni. Un’umanità che, come scriveva Battiato, si libera dall’illusione del potere e della materia per riscoprirsi in un’armonia più grande. Se il “Re del mondo” portasse finalmente la pace su questo piccolo pianeta blu, significherebbe che l’uomo avrebbe trovato il coraggio di risvegliarsi dal suo sonno, quello descritto da Ouspensky e Gurdjieff: una condizione in cui si vive meccanicamente, ripetendo schemi e abitudini senza mai interrogarsi sulla propria vera natura. Questo risveglio richiederebbe un cammino interiore, il silenzio come strumento di comprensione, la capacità di guardarsi dentro senza lasciarsi distrarre dalle sovrastrutture esterne – cultura, religione, ideologie – che spesso ci separano più di quanto ci uniscano. In questo scenario, sceglierei di cantare “Le sacre sinfonie del tempo” di Battiato, perché è un inno al mistero dell’esistenza, alla ricerca di verità che non si trovano nelle risposte preconfezionate, ma nel viaggio stesso. È una canzone che invita a guardare oltre il visibile, a riconoscere l’infinito in noi. Se il mondo fosse pronto ad ascoltarla, significherebbe che abbiamo finalmente compreso che la pace non è assenza di conflitto, ma presenza di consapevolezza».
(Gianluca Ginoble, intervistato da Luca Maggitti Di Tecco. Frammento.)
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